Storia di Civitavecchia

Storia di Civitavecchia

La nascita di Civitavecchia va anzitutto ricercata all’interno dell’ambito etrusco. Difatti, la popolazione creò diversi insediamenti della zona, dei quali possiamo trovare delle testimonianze attraverso gli scritti di Plinio il Vecchio.

All’interno dell’opera Naturalis Historia, e in particolare nel terzo volume, prendendo in esame i popoli dell’Etruria lo studioso fa menzione dei Castronovani e degli Aquenses Taurini, entrambi insediati all’interno del territorio Civitavecchiese.

L’ipotesi dell’insediamento etrusco è ulteriormente confermata dai resti risalenti alla civiltà – prevalentemente tombe – che è tutt’ora possibile trovare in tutta la zona.

Si pensa che all’epoca, inoltre, l’area venisse sfruttata come piccolo porto cellulare, i cui resti sono purtroppo andati perduti quasi totalmente.

INDICE:
● L’Impero Romano
● Il primo controllo dello Stato Pontificio e la distruzione saracena
● La “vera” nascita di Civitavecchia
● Il potere dei Papi
● Le rivolte contro lo Stato Pontificio e l’annessione allo Stato Italiano
● La Seconda Guerra Mondiale: distruzione e ricostruzione

L’Impero Romano

Civitavecchia tuttavia non divenne “realmente” città almeno fino al 103-104 d.C., periodo nel quale si cominciano a rilevare prime testimonianze all’interno dei documenti romani.

Per la precisione, il nome Cemtumcellae compare per la prima volta in un documento del 107 d.C.. Si tratta di una lettera attraverso la quale Plinio il Giovane dichiara di essere stato invitato dall’imperatore Traiano presso la sua villa ivi ubicata.

In effetti molti studiosi pensano che il nome Centum Cellae fosse dovuto proprio al numero di stanze presenti nella Villa di Traiano.

Proprio nel 107 a.C. stavano avviandosi i lavori per la costruzione del porto – cui l’imperatore desiderava assistere e dirigere, per velocizzare il processo. Il tutto venne terminato attorno al 110 d.C..

Non è raro trovare testimonianze dell’epoca attraverso le quali viene descritta la vivacità della zona, l’incredibile vitalità del porto e dei suoi abitanti.

Cemtum Cellae era, all’epoca, una zona estremamente florida e ricca di visitatori, che vi si riversavano anche per visitare le poco lontane Terme di Traiano.

Resistette anche alla fine dell’Impero Romano: mentre molte zone abitate cadevano in disgrazia e nel degrado, Cemtum Cellae incredibilmente continuava a conservare la propria energia.

Il primo controllo dello Stato Pontificio e la distruzione saracena

Attorno al 538 d.C., la città venne occupata dall’esercito dell’Impero Bizantino, intenzionato a strapparla dal controllo dei Goti. Come già detto, a dispetto di tutto la città era ancora pienamente efficiente, possedeva un porto ancora ricco e totalmente in funzione, e di conseguenza faceva, come si suol dire, gola a molti.

Rimase sotto il controllo dell’Impero per poco meno di due secoli, quando, nella prima metà dell’ottavo secolo, passò sotto il controllo dello Stato Pontificio.

Nonostante i vari interventi per rinforzare le mura esterne, queste ultime non bastarnono a proteggere la città dalle incursioni saracene che ebbero luogo di lì a poco. Difatti, se nel 776 se ne ebbe un primo sentore, per via di alcune navi date alle fiamme presso il porto, intorno agli inizi dell’814 ebbe inizio un vero e proprio accanimento nei confronti della città.

Leggendo la Vita Karoli scritta da Eginardo, storico che ai tempi viveva alla corte di Carlo Magno, ne abbiamo la testimonianza. Centumcellae venne presa di mira da ripetute incursioni, delle quali la più devastante sembra risalire all’828, con una non meglio precisata, ma apparentemente temporanea, conquista della città.

Di volta in volta erano sempre di più gli abitanti costretti ad abbandonarla, al punto che nell’854 Papa Leone IV fu costretto ad intervenire per prestar loro soccorso.

Fece consacrare il territorio presente tra le colline dei Monti della Tolfa, poco lontano dal fiume Mignone, per istituire una nuova città presso la quale i “cacciati” da Centumcellae avrebbero potuto trovare rifugio.

Apparentemente la cittadina avrebbe dovuto chiamarsi Leopoli, dal nome del Papa fondatore, tuttavia già dai primi documenti che ne attestano l’esistenza abbiamo la certezza che perpetuò il nome della cittadina originale.

La nuova Centumcellae, il cui nome, nel tempo, mutò dapprima in Centocelle e poi in Cencelle, prosperò per quasi cento anni.

La “vera” nascita di Civitavecchia

Arrivati a questo punto della storia, dobbiamo affidarci almeno in parte al folklore popolare. Una volta scongiurato il pericolo saraceno, negli ultimi anni dell’800, la popolazione si trovò in dubbio se restare a Cencelle o spostarsi nuovamente nella città vecchia.

In effetti, la nuova cittadina era forte, ben attrezzata, non vicina al mare ma proprio per questo molto più protetta dalle invasioni nemiche.

Ottimo Consiglio di CivitavecchiaVenne indetta un’assemblea cittadina, presso la quale queste ragioni stavano per avere la meglio. All’ultimo, però, un vecchio marinaio chiamato Leandro, superstite dall’invasione che aveva avuto luogo nella città vecchia, prese la parola e in breve tempo riuscì a convincere l’intero uditorio del fatto che la scelta migliore sarebbe stata edificare sulle rovine della cittadina originaria una nuova città, più forte e potente di prima.

La nuova-vecchia città, una volta ricostruita, prese il nome di Civita Vetula: “città vecchia”, appunto, da cui poi “Civitavecchia”.

Addirittura si dice che il simbolo della città, ovvero la quercia con incise le lettere O.C., sia dovuta proprio a tale avvenimento. “O.C.” starebbe infatti per Ottimo Consiglio, a celebrare quello che fu il suggerimento del marinaio.

In realtà, il tutto si svolse in maniera differente e sicuramente meno poetica. Effettivamente intorno all’anno 1000 venne istituita una nuova città sulle rovine della vecchia, tuttavia Cencelle non venne abbandonata, bensì sopravvisse e continuò a prosperare fino al sedicesimo secolo.

Il potere dei Papi

Ma torniamo a Civita Vetula. Le notizie sui primi secoli di vita della cittadina ricostruita sono piuttosto scarse, e possiamo ricostruirne le vicende solamente attraverso i pochi documenti pervenutici. Sembra che Papa Innocenzo II la concesse in feudo a Pietro Latro, da cui poi passò di mano in mano.

Per via della sua ubicazione strategica, il feudo continuava a rappresentare una discreta attrattiva per molti feudatari della zona romana, i quali ben presto si trovarono in continua lotta tra loro per ottenerne una parte.

Negli anni ’30 del quindicesimo secolo il feudatario dell’epoca, Giacomo di Vico, si unì alla famiglia dei Colonna in una guerra contro Papa Eugenio IV. In breve il pontefice inviò le sue truppe alla volta di Civita Vetula, che tuttavia, a differenza di quanto avvenuto secoli prima con i saraceni si rivelò inespugnabile.

Di Vico poté dunque trattare la consegna della città all’esercito pontificio per 4.000 fiorini. Tale cessione fu, di fatto, tutt’altro che negativa.

Tra il 1455 e il 1535 i vari pontefici fecero apportare svariate migliorie, a partire da un restauro delle mura, la costruzione di un acquedotto, fino alla costruzione della fortezza del Bramante (attribuita erroneamente a Michelangelo).

Infine, e soprattutto, il porto tornò finalmente all’efficienza di un tempo, anche grazie all’istituzione della flotta pontificia da parte di Papa Sisto V, che la fece stabilire permanentemente nella città.

In supporto alla flotta venne fornito un arsenale che andò accrescendosi di anno in anno, e che sarebbe poi stato distrutto nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Insomma, Civitavecchia rinacque letteralmente dalle proprie ceneri, acquistando sempre maggiore importanza, fino a diventare un vero e proprio punto nevralgico per quanto riguardava qualunque operazione dello Stato Pontificio.

Le rivolte contro lo Stato Pontificio e l’annessione allo Stato Italiano

Teatro Traiano di Civitavecchia

Tuttavia, la pace durata oltre un secolo sarebbe presto terminata. Nel 1798 la città venne presa sotto il controllo dei francesi, che diedero un ulteriore, enorme impulso sia all’economia che alla crescita commerciale. Vi rimasero fino alla sconfitta napoleonica, sedici anni dopo.

Nel 1814, con la riconquista da parte dei pontefici, si inaugurò un ulteriore periodo di restaurazione. Pio VII riprese il comando e istituì l’Ufficio di Sanità Marittima, con competenza sull’intero litorale dello Stato Pontificio.

Negli anni successivi, invece, Leone XII vi ripristinò la cattedra vescovile precedentemente abolita, e Gregorio XVI vi fece costruire, tra gli altri edifici, il Teatro Traiano.

Nel 1849 la popolazione si disse favorevole e collaborò ai movimenti risorgimentali, proclamando la Repubblica Romana in attesa dell’arrivo di Napoleone III. L’indipendenza durò poco più di un mese, dal 9 febbraio 1849 al 24 marzo 1849.

Come sappiamo, i francesi non furono i liberatori che tutti si aspettavano, ma rimisero al potere il pontefice Pio IX e, cogliendo di sorpresa la popolazione, non ne incontrarono le resistenze.

Con i moti per l’unificazione dell’Italia, Civitavecchia venne poi annessa allo Stato Italiano il 16 settembre 1870, proprio quattro giorni prima della Breccia di Porta Pia.

Grazie all’esercito guidato da Nino Bixio la città venne definitivamente strappata al potere dei pontefici che, a fasi alterne, ne detenevano il controllo da oltre mille anni.

La Seconda Guerra Mondiale: distruzione e ricostruzione

Come già accennato, la città venne letteralmente rasa al suolo nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Tra il maggio 1943 e il giugno 1944 venne bombardata quasi ottanta volte, subendo ingenti perdite sia in termini di vite umane, che di strutture dal valore storico e non.

Civitavecchia durante la Seconda Guerra MondialeNonostante ciò il popolo civitavecchiese, pur costretto a rifugiarsi nelle città limitrofe – come del resto secoli prima a causa delle invasioni saracene – oppose una strenua resistenza. Sebbene Mussolini vi effettuasse dei sopralluoghi frequenti, la città divenne il centro di uno dei più forti movimenti partigiani dell’epoca.

Anche per questa motivazione, in tempi più recenti (per la precisione l’8 marzo 1999), Civitavecchia ha ricevuto la Medaglia d’Oro al Valor Civile:

“Città strategicamente fondamentale per il suo porto sul Mediterraneo, durante l’ultimo conflitto mondiale fu sottoposta a continui e violentissimi bombardamenti che causavano la morte di numerosissimi concittadini e la quasi totale distruzione dell’abitato e delle strutture portuali. La popolazione, costretta a rifugiarsi nei paesi vicini, col ritorno della pace, affrontava con fierezza la difficile opera di ricostruzione. 1943 – 1945”.

Anche grazie alla collaborazione dei cittadini, al termine della guerra la città venne, ancora una volta, totalmente ricostruita, così come possiamo vederla ancora oggi.